G.B Hodierna

Per la prima volta su questo blog, ho deciso di scrivere in italiano. Non nascondo che non vivendo in Italia ho perso molto la lingua. Tutto ad un tratto mi ritrovo a leggere i messaggi in italiano almeno 3 volte prima di inviarli e anche oggi ho faticato molto nello scrivere questo blogpost.
Per cui cari lettori italiani, perdonatemi.
Forse vi starete chiedendo il motivo per il quale ho deciso di non scrivere in inglese: dovreste aver capito di cosa si tratti più o meno dal titolo di questo post. Buona lettura.

Vorrei iniziare raccontandovi una piccola storia che risale al 2012, anno in cui ricevetti il diploma alla Scuola Italiana di Tunisi.
Molti di quelli che si ricordano di me in quel periodo probabilmente mi descriverebbero come una ragazza spensierata e un po' testarda, per non dire pigra e totalmente priva di preoccupazioni. Per darvi un esempio, studiai poco (se non pochissimo) per la maturità e riuscii a diplomarmi con 70/100 anche se alla consegna dei diplomi leggevo la delusione sui volti dei miei genitori (pur essendo tra i primi 3 della mia classe).
Non dimenticherò mai quei pochi minuti dopo aver finito l'esame orale in cui vidi il mio riflesso allo specchio accanto alla porta e mi resi conto di essere persa. Tutto un decennio di eclusione in quella maledetta ma stupenda piccola scuola era giunto a termine e io non sapevo nè dove andare nè cosa fare. Sapevo che alcuni dei miei compagni avevano già fatto test d'ingresso e visite ai campus universitari dove sarebbero poi andati, e sapevo anche di essere forse l'unica che non avevo scelto nè cosa studiare nè dove partire.
Lasciai passare un anno non sapendo ancora cosa fare di me stessa, cosa che mi portò successivamente a cadere in una brutta depressione dalla quale non riuscivo a vedere fine. Non arrivai mai al punto da dirmi 'basta con questa vita' ma piuttosto rimasi in uno stato comatoso da cui non volevo guarire. Ma da cui non volevo neanche morire. Mi tornarono in mente le parole di alcuni dei miei professori al liceo che consigliavano economia, arte e giurisprudenza ad alcuni e a me suggerivano scienze delle comunicazioni o lingue. Presi questi consigli molto male, come se non credessero abbastanza in me o nelle mie abilità cognitive di poter fare di più. Ovvio, non c'è nulla di male in questi percorsi universitari. Forse ero solo io che non vedevo mai la stessa scintilla nei loro volti quando me ne parlavano, come se nella loro mente riuscissero a predire il mio fallimento mentre in altri vedevano talento da vendere ed un'eventuale carriera brillante.


Passato il mio periodo buio e privo di felicità, decisi di iscrivermi alla facoltà di economia ad un'università tuniso-americana di cui faccio parte da tre anni. Sto per laurearmi tra un mese e mezzo e finito quest'ultimo corso, la mia media sarà tra l'80 e 85.
Aspetto con ansia la cerimonia di laurea per due motivi: la grande soddisfazione nell'indossare la toga e ripensare a questi anni di fatica, lacrime e notti passate in bianco e dimostrare alla mia famiglia, a quei prof del liceo e a tutte le persone che conosco, che mi hanno sempre sottovalutata, che non sono più la ragazza sciocca di 5 anni fa. Mi sembra ingiusto (dopo tutto questo tempo senza mantenere contatto) paragonarmi ai compagni di classe del liceo ma per soddisfazione personale vorrei scrivere due parole ad alcuni di voi e se mai doveste capire su questo blog:
Non ho dimenticato il tuo sguardo di pena (sai di chi parlo) mentre, tra un sorso e l'altro di caffè, ti dissi che ancora non ero riuscita a trovare cosa fare di me stessa. Vorrei solo dirti che mentre tu mi raccontavi di quanti ragazzi ti facevi alla settimana e di quanto andavi bene all'università, io mi sentivo morire dentro. Non per invidia perchè sai che infondo ti ho sempre voluto bene, ma perchè me ne parlavi sapendo che io non avevo nessuno in quel periodo. Non fu l'ultima volta che ci parlammo, ma quel rapporto sincero e carino ormai non c'era più.
Ad un'altra persona vorrei fare le mie congratulazioni per essere riuscita a trovare la propria vocazione nonostante le costanti pressioni da tutti. Sapevo che eri qui a tunisi e tante volte ho voluto chiamarti (in fondo io e te abbiamo sempre avuto un rapporto un po' particolare e lo sai). Non so cosa mi abbia trattenuta, davvero non lo so. So che non deve essere stato facile per te e ho saputo, che come me, anche tu hai passato un brutto periodo. Quando ci incrociammo per caso una sera ad un bar sperai di  trovarti forse un po' più modesta e rilassata. Mi bastarono poche parole per capire che purtroppo eri diventata più vanitosa al punto da mettermi a disagio. Forse perchè sentivi il bisogno di metterti ancora più in valore data la tua scelta di abbandonare gli studi. Probabilmente è per questo che non ti ho mai contattata. Ad un'altra persona auguro buone cose, mi ha fatto piacere parlarti anche se per qualche secondo hahah. All'altra auguro tanta merda solo perchè ho scoperto da poco che hai raccontato tante cavolate su di me. Se penso a quanto avrei potuto raccontare su di te e che non ho MAI detto nulla, mi viene da ridere.

Se ripenso ai giorni in cui dicevamo di amarci e che non avremmo mai perso contatto mi scappa un sorriso. Al mio amore Enrico, chi l'avrebbe mai detto che alla fine saremmo stati io e te a laurearci? E chi avrebbe mai pensato che saremmo riusciti a mantenere un rapporto solido dopo tutto questo tempo?
Tornando al passato, ricordo che proprio qualche mese prima degli esami guardai  "The History Boys", un film che segue il percorso di un gruppo di studenti prima e dopo il diploma. In particolare c'è una scena in cui i protagonisti (molto uniti a scuola) narrano cosa sia realmente accaduto anni dopo aver preso il diploma.
Al tempo mi chiesi cosa ci saremmo detti noi 6 cinque anni dopo....

E bene, per gli altri non posso e non voglio parlare, ma io sono laureata in economia e sono diventata una donna forte e indipendente che ogni tanto fa anche la modella per una linea curvy. Altro che la intellettualmente mediocre "si dai Eli è abbastanza carina".
Per cui, care persone menzionate fino ad ora, vi auguro un'infinità di bene e tante cose belle. E' un peccato che nessuno si sia mai più cagato, ma forse è meglio cosi. Io, Il giorno della mia laurea, indossero di nuovo la toga, lancerò il cappello in aria e vi penserò tutti.

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